Con un cuore pesante, Urcinetta guidò Hank attraverso le acque scure e profonde, alla ricerca di un luogo sicuro dove Hank potesse riposare e riprendersi. Si ricordò di aver sentito parlare di un vecchio relitto ricoperto di coralli e posidonie - un pacifico santuario, dove il debole e malato Hank poteva riposare.

Quando arrivarono, una gentile tartaruga marina caretta caretta di nome Nonna Livia gli diede il benvenuto.

Riposate, cari

Disse con gentilezza.

Hank ha bisogno di tempo per guarire e l’oceano ha bisogno di messaggeri forti come voi.»

Urcinetta la ringraziò e promise di tornare. Poi, senza perdere un altro secondo, si diresse verso il villaggio di Clio e dei suoi amici, dove viveva suo zio Urcino.

Il viaggio fu lungo ed estenuante… Ma mentre si avvicinava, sentì che qualcosa non andava.

Il villaggio, un tempo vivace e pieno dei profumi di plankton fresco e di acque fredde, ora portava con sé un caldo, salato e artificiale odore. L’acqua brillava in modo strano e minuscoli frammenti di Stranieri si muovevano nelle correnti come polvere nel vento.

Quando, finalmente, raggiunse Main Street, li vide, PETer e i suoi amici. Gli Stranieri erano ovunque.
In piedi, accanto a loro sorridendo e stringendo la mano a PETer, c’era Urcino.

"Zio!" Urcinetta sussultò. "Che sta succedendo?"

Urcino si girò, sorpreso di vederla.

«Ah, Urcinetta, mia cara nipote! Sei tornata giusto in tempo per la nostra grande collaborazione!»

Fece un gesto verso PETer, che sorrise con il suo corpo di plastica lucente.

"Questi cari gentiluomini sono il nostro futuro. Sono... il progresso."
Lo stomaco di Urcinetta si strinse.

" Progresso?Zio, stanno avvelenando l’oceano! Hanno fatto ammalare Hank! Sono dentro il nostro cibo, nella nostra acqua… dentro di noi!"

Urcino ridacchiò, agitando una spina con noncuranza.

«Oh, mia cara, ti preoccupi troppo. Ci siamo adattati! Siamo sopravvissuti. Gli Stranieri sono qui per restare, quindi perché non farne il meglio?»

Gli abitanti del villaggio, che una volta credevano in Urcino, presero le distanze da lui.

Ricordarono l’avvertimento del padre di Copepito. Avevano visto gli Stranieri insinuarsi nelle loro vite, ma non si erano resi conto di quanto profondamente la loro influenza fosse diventata radicata.
Urcinetta strinse le sue piccole appendici.

«No, zio. Questa non è sopravvivenza. È resa.»


Per la prima volta, il dubbio brillò negli occhi di Urcino. Ma PETer fece un passo avanti, con la voce sicura e fece un gesto nel suo linguaggio inquietante:

Ora, ora, piccole creature" disse con voce suadente. «Perché combattere ciò che non puoi fermare?”

Urcinetta lo fissò, poi guardò suo zio e gli abitanti del villaggio. Era venuta per avvisarli, ma si era resa conto che doveva fare più di così…
Doveva combattere.... E non lo avrebbe fatto da sola!

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